Valentino Zeichen #31 e Leon

Ho pianto nel mare
mascherando
le lacrime col sale.
È una rima giunta in quel tragitto che mi ha condotto da casa mia al mare, a Roma centro e poi in via Flaminia 86. Mi sono fermato e l’ho appuntata. Ho percorso la stradina buia del borghetto Flaminio e lì davanti si è accesa una luce. Un attimo ed era tramonto e non ho pensato a nulla se non vivermi quell’emozione, unica, in totale consapevolezza. In questo periodo di clausura, di social network e percorsi accidentati, mi sono goduto quell’emozione come un regalo. Una specie di palpitazione proveniente dalla pancia al cuore e di nuovo alla pancia. E dopo qualche minuto ho ricominciato ad ascoltare il mondo e mi sono accorto che dall’interno della casa proveniva una musica jazz o classica (ero ancora frastornato e non ho compreso). C’era un evento all’interno. Le tende arancioni della sua abitazione erano illuminate nel buio della notte. O era solo un sogno e se avessi avuto il coraggio, suonando il campanello, come in Midnight in Paris di Woody Allen, avrei trovato Zeichen con Bellezza, Viviani, De Angelis, Alda Merini a declamare poesie ed ascoltare musica?

Via Flaminia, 86 – Roma
La casa del Poeta, Valentino Zeichen

Valentino Zeichen #30 e il 1979

E’ il 1979 e Valentino Zeichen esce con Ricreazione, un libro con un nucleo centrale che riguarda i “giovani adulti” e la scuola appunto è una metafora della vita. Ogni poesia riconduce a tematiche giovanili, al dongiovannismo, al corteggiamento. Il libro risulta più comprensibile ad una lettura superficiale ma comunque da Area di rigore rimane uno spazio metafisico. E’ il 1979 siamo nel pieno degli anni di piombo e la democrazia cristiana guadagna punti alle elezioni nazionali sul partito comunista. E’ il tramonto di un’epoca di contestazioni, tra il rock ed il punk irrompe la disco music. In Italia, il tour Banana Republic con Lucio Dalla e De Gregori entrerà nella storia. Dal 28 al 30 giugno (a pochi kilometri da casa mia) ad Ostia, sulla spiaggia di Castel Porziano, c’è il festival Internazionale della Poesia. Sono appena nato quindi non potrò vedere dal vivo i miei eroi della letteratura, i signori della Beat Generation e i poeti italiani. Milo De Angelis, Aldo Piromalli, Dario Bellezza, Marialuisa Spaziani, Valentino Zeichen, Dacia Maraini, Renzo Paris, Sebastiano Vassalli, Erich Fried, Allen Ginsberg, Fernanda Pivano, Evgenji Evtushenko, Gregory Corso, William Burroughs tanto per citarne alcuni. Ho una piccola bibliografia dell’evento che fu unico, perchè organizzato in Italia, a Roma, precisamente a Ostia, al mare e dalle immagini e i racconti dell’epoca raccolti anche in rete, questa kermesse fu una Woodstock della Poesia. Durante la mia permanenza nella Scuola Holden ho scritto un racconto su quest’evento, intitolato: Minestrones. Presto lo pubblicherò sul blog. Nei prossimi giorni continuerò a parlare di Zeichen e di quel momento storico, il 1979.

La mia bibliografia dell’evento e di chi ne fu protagonista

Valentino Zeichen #29 e Luciano Bianciardi

Un’altra dinamica da esaminare del linguaggio di Zeichen è il luogo, l’ambiente, il mondo usato come tela del suo quadro. Non è altro che espressione della mediocre normalità e Zeichen la scandaglia come Leonardo Da Vinci con il corpo umano. La narrazione del poeta ricorda quella di un romanziere come Luciano Bianciardi, di cui consiglio La vita agra (1962), un libro fondamentale, da leggere.  Bianciardi fu professore di liceo, bibliotecario, scrittore e collaborò con molte riviste. Arti e Scienze (settimanale RAI TV di lettere e arti) del 20 novembre 1962 presentò un servizio di Luigi Silori su Luciano Bianciardi, dal titolo “Dove la vita è agra”. Per alcuni critici il ritmo, le musiche jazz (Charlie Parker, Giorgio Gaslini) e , i tagli delle sequenze di questo breve filmato ispirarono Carlo Lizzani per il film capolavoro “La vita agra” tratto nel 1964 dal romanzo con lo stesso titolo: https://youtu.be/kuth3C0SLGU

Valentino Zeichen #28 e il tempo

Un’altra componente della poetica di Zeichen che voglio prendere in esame è il tempo. Inesistente, immateriale dove il poeta funambolo percorre in bilico tra acrobazie linguistiche, libero da costrizioni di ogni tipo, la strada del linguaggio. Si spinge oltre i limiti della percezione, così nella vita, nella scelta di vivere in una baracca davanti ad un palazzo storico nel quartiere Flaminio, un luogo che ha sempre amato. Dal Dio Pan in Area di rigore ad Omar in Ricreazione i personaggi della sua prosa hanno una forza estatica, sono privi di gravità.

“Si racconta nelle mille e una notte, nel capitolo della leggerezza che il mondo fosse aereo sino al più remoto avverbio di luogo tenuto sospeso nel vuoto da un dubbio trascurato disgelato in parte nell’assenza di ogni disputa fra i pesi specifici degli elementi Omar…”.

Valentino Zeichen

Valentino Zeichen #27 l’enigmista

Valentino Zeichen l’enigmista che oggi sta tornando di moda nel cinema per il nuovo Batman (in uscita a Marzo 2022). Costruisce un labirinto, un enigma nelle sue poesie e noi lettori siamo lì a scomporlo. E nel complesso mondo enigmatico della sua poetica ci sono maschere e misteri come nei fumetti Marvel (me ne scusino gli intellettuali) ma così è. In una serie TV Marvel o DC o in un film, alla scrittura e sceneggiatura lavorano in team anche 100 persone. Zeichen da solo, artigiano di parole ci conduce nei buchi neri del nulla semantico, lasciandoci ascoltare il soffio della sua ispirazione.

Dal trailer del nuovo Batman (2022)
Dal libro: Poesie 1963-2014, Valentino Zeichen Oscar Mondadori

Valentino Zeichen #26 Lucio Fontana e il coraggio

Ogni volta che capitano giornate lavorative come queste, penso a Valentino Zeichen. Non aveva padroni, se non editori. Era padrone della propria vita, seppur invischiato nella battaglia quotidiana della sopravvivenza che per lui era cercare e nutrirsi delle parole. La logica viene meno, ed il talento spella strati di anima fino al cuore e poi spella il cuore. “Il poeta scienziato” così lo ha definito la figlia, un termine maledettamente esatto. Sto concludendo il libro Area di rigore, costellato da poesie surrealiste comprensibili o meno. L’unica cosa che colgo è il ritmo, il taglio sulla tela come Lucio Fontana che scuote l’universo di allora e leggendolo quello di oggi, l’amore e la dovizia per le parole. E in giornate come questa mi chiedo perché ho scelto questa vita, e la risposta è una sola: perché non ho avuto coraggio.

Il multitasking culturale, non esiste

Vedere un film al cinema o a casa racchiude in sé una differenza enorme. Le nuove generazioni che mentre scopano controllano i like sui social faticano a comprendere. Il cinema deve sopravvivere e deve continuare ad esistere.
Un film, una canzone, un quadro, una poesia necessitano di una consapevolezza totale da parte di chi li fruisce. Non puoi vedere un film e controllare le mail, ne ascoltare una canzone come sottofondo ad una conversazione o leggere una poesia velocemente senza comprenderla. L’arte è come la religione. Dedizione totale per chi la compie e per chi la riceve. Come sostiene l’artista Rezza che da anni compie performance teatrali: “non posso fare teatro online e pensare che qualcuno mi sta guardando mentre si scaccola.”

Cineland – Ostia Lido

Valentino Zeichen #25, il Manierismo e Giordano Bruno

Proseguendo la lettura del libro di Valentino Zeichen, Area di rigore le poesie si fanno criptiche, quasi fatico alla comprensione, come un quadro di Picasso. La critica dell’epoca sostiene che Zeichen faceva del manierismo un gioco di piacere. Cos’è il manierismo? È un movimento che si fonda nel 1500 con esponenti tra cui Bembo, Tasso e Bruno.  Le modalità espressive del Manierismo concedono allo scrittore la possibilità di esprimersi più liberamente, non dovendo più seguire quell’ossessione per la misura, che inevitabilmente restringeva i limiti dell’invenzione artistica. Nelle opere si respira un sentimento di irrequietezza.  Giordano Bruno caratterizza ogni personaggio facendolo parlare con un linguaggio specifico: uno di essi segue il modello petrarchista, un altro quello latino delle scuole, altri parlano secondo i codici della filosofia e delle scienze naturali, e da tutto ciò emerge come il vero protagonista dell’opera sia il linguaggio, ma si tratta di uno stile di linguaggio deformato da accumulazioni verbali, termini tecnici, ossimori ed una continua contaminazione tra registri linguistici differenti, tutti elementi che costruiscono una vera e propria parodia del linguaggio stesso cui non sfuggono nemmeno i registri usati nelle funzioni religiose.  Leggendo alcuni tratti del Candelaio di Giordano Bruno (una commedia in cinque atti in cui alla complessità del linguaggio, un italiano popolaresco che inserisce termini in latino, toscano e napoletano, corrisponde l’eccentricità della trama, fondata su tre storie parallele), percepisco un richiamo a Marco Valerio Marziale (ne ho parlato nell’articolo #13) e così a Zeichen.

La statua di Giordano Bruno a Roma, in Piazza Campo de fiori

Valentino Zeichen #24 e Ovidio

Nella poesia che apre Area di rigore, inserita nell’articolo di ieri, Zeichen sviluppa un tema antico come il mito di Narciso. Narciso personaggio della mitologia greca, famoso per la sua bellezza e per il disprezzo verso chi lo ama. A seguito di una punizione divina si innamora della sua stessa immagine e non può fare a meno di specchiarsi in continuazione. Muore specchiandosi in un lago e affogando. Nella poesia di Zeichen, il protagonista si specchia in una tinozza e la sua speranza è di cambiare fisionomia ogni volta, per beffarsi del mondo che vuole conformità. Pubblio Ovidio Nasone diede vita ad alcuni classici greci tra cui le Metamorfosi che narrano la mitologia di Narciso. Questo il passaggio finale della morte del protagonista:
“Io sono io! L’ho capito, l’immagine mia non m’inganna più!
Per me stesso brucio d’amore, accendo e subisco la fiamma!
Che fare? Essere implorato o implorare? E poi cosa implorare?
Ciò che desidero è in me: un tesoro che mi rende impotente.
Oh potessi staccarmi dal mio corpo!
Voto inaudito per gli amanti: voler distante chi amiamo!
Ormai il dolore mi toglie le forze, e non mi resta
da vivere più di tanto: mi spengo nel fiore degli anni.
No grave non mi è la morte, se con lei avrà fine il mio dolore;
solo vorrei che vivesse più a lungo lui, che tanto ho caro.
Ma, il cuore unito in un’anima sola, noi due ora moriremo.”
Ovidio fu poeta romano nato nel 43 a.c. e morto nel 18 d.c. a lui si sono ispirati in molti, due su tutti Dante e Kafka. Rinunciò alla politica che all’epoca era molto vantaggiosa (più di oggi, sembra strano) per dedicarsi alla poesia. Compose opere di importanza unica come la citata Metamorfosi e i Fasti nella seconda sezione della sua poetica, indirizzata alla parte religiosa, mitologica. Venne poi esiliato per due crimini: carmen et error. Quanto al carmen è certo che la sua poesia licenziosa fosse sgradita al regime che propagandava la restaurazione dei boni mores (i buoni costumi) della tradizione: l’Ars amatoria in particolare è quasi un manuale per adulteri. Ricordiamo che la tradizione romana è sempre stata più bacchettona rispetto a quella greca. Ragion per cui, si sposò bene con i dettami della religione cattolica e dell’istituzione ecclesiastica. Per quanto riguarda l’error, la teoria più accreditata è che il poeta sia rimasto coinvolto in uno scandalo di corte. Ovidio come Zeichen dedicò la propria esistenza alla poesia, unire questi due punti è stato ancora più emozionante.

Da i Fasti di Ovidio
Narciso di Caravaggio

Valentino Zeichen #23 ed uno dei suoi capolavori

Una poesia che va letta e riletta, è un opera d’arte che si trova nel libro Area di rigore o nella raccolta Oscar Mondadori, Poesie 1963-2014. Potrei riscriverla a macchina, incorniciarla e farci un quadro dei più belli. Il suo stile mi ricorda la poetica della Beat generation. Nel prossimo articolo proverò a spiegarla, ora Ve la servo lasciandola decantare.

Specchiarsi in una tinozza, lasciando che l’acqua porti la testa sulle piccole onde – poi mescolare la propria immagine per alcuni minuti, quindi arrestare il gorgo e lasciare che la testa si ricomponga nell’acqua stessa – distoglierla e gettare l’acqua affinché non ne riformi una identica, con il rischio di venire additata al boia.

Valentino Zeichen (Area di rigore)