Chi era la musa di Zeichen nel 1979 al festival Internazionale della Poesia, Franca Rovigatti? Nel 1977 insieme ad alcune compagne femministe, alla Maddalena, mise su un gruppo di scrittura alla ricerca dello specifico femminile “una sorta di nostro graal” disse in seguito. Si ritrovarono ad inventare un’azione teatrale “probabilmente un po’ ridicola” (la definì così la stessa Rovigatti) intitolata A mezza maschera, in cui le quattro donne in scena non riuscivano a parlare ed erano solo in grado di emettere grida e suoni inarticolati. Alla fine, alle domande del pubblico, le quattro donne rispondevano, non necessariamente a tono, recitando poesie. In quegli stessi anni la Rovigatti scrisse un piccolo racconto che si intitolava Storia della ragazza muta, il cui lieto fine vedeva la ragazza parlare con incomprensibili nonsense. La Rovigatti in un’intervista su Nazione Indiana: “Per dire che a me era ben chiara in qualche modo forse era ancora vigente quella sorta di proibizione alla parola e dunque al pensiero che per secoli e millenni aveva investito il genere femminile. Devo confessare che allora il nostro graal non riuscimmo a trovarlo”.
Il fatto nuovo è che, dagli anni Settanta del secolo scorso, i ruoli sono stati anche messi in discussione, e questo ha prodotto un’importante presa di parola da parte delle donne, fino ad oggi.
Franca Rovigatti ha sempre amato le avanguardie e le sperimentazioni nell’arte, nella poesia e nel romanzo e non ha mai nascosto, una grande ammirazione per gli oulipiani.
Chi sono gli oulipiani, Ve lo dirò domani?
“Le cose che ho scritto prima de La bambina sono tutte sbiecamente sperimentali e confinano col nonsense. Autore adorato Lewis Carroll, ma anche Edward Lear, Lawrence Sterne, Gertrude Stein, E. E. Cummings“.
Ritorna alla ribalta nel 2018 con il romanzo biografico, La bambina e con una mostra di arte visiva a Roma.